I’ll Never Give Up Smoking
Sabato 22 Gennaio 2011.

Finissage
Alba Braza

I. Tempesta di neve, intervento nel buffet. Fermín e io, la metropolitana e un aereo mai partito.

Sulla metropolitana di ritorno a casa dopo la lunga attesa del volo Ryanair 6423 mai partito dall’aeroporto di Valencia per la tempesta di neve che imperversava in quasi tutta Italia, abbiamo capito che la nostra voglia, passione o desiderio non era l’arma giusta per combattere la nevicata che stava bloccando Prato proprio il giorno prima dell’inaugurazione della mostra (che oggi finisce) ma, che invece sarebbe potuta servire per trasformare una frustrazione che pareva inevitabile nell’opportunità di dare continuità a questo progetto.

Non è la prima volta che Fermín Jiménez Landa lavora con la neve, e non a caso è stato lui il primo a scherzare sulle palle di neve. Non c’è stato bisogno di arrivare alla fermata successiva per cogliere questo fatto come un’offerta per lavorare a un nuovo ritrovo.

Nel 2009 Fermín aveva preso della neve conservandola fino all’arrivo dell’estate per fare allora una battaglia di palle di neve e trasformare per pochi minuti il paesaggio estivo in un fugace inverno, azione trasformata in video e fotografia dal titolo Pronto es bueno, pero más pronto es mejor (Presto è bene, ma ancora più presto è meglio).

Proprio il secondo giorno che ci siamo visti Fermín e io (il primo era stato in un bel pranzo a casa di Greta, artista con cui in quel momento si lavorava per una mostra anche a Prato) mi fece vedere il suo lavoro raccontandomi l’idea che allora aveva in mente ma che poi, per diverse ragioni, ha trasformato e che sarà presentata a marzo allo spazio T20 di Murcia, Spagna.

Questo primo progetto consisteva nel fare con il ghiaccio la forma del Frigopié, gelato rosa a forma di piede con cui in tanti bambini spagnoli siamo cresciuti (in altezza e lunghezza) e che abbiamo desiderato nella nostra infanzia.

E quando siamo arrivati a Xátiva, la nostra fermata, abbiamo capito che si ricominciava a lavorare. Poi c’è stata la mostra, e la neve (almeno quella) è andata via, ma la voglia è cresciuta e quando ho ricevuto da Luca, il grafico della mostra, una cara immagine fotografica dove si vedevano le bottiglie di spumante messe nella neve, l’ho girata subito a Kaoru e Fermín. E’ stato il colpo definitivo per far sì che pochi giorni dopo Fermín mi inviasse una mail  nella quale mi proponeva di trasportare magicamente quella stessa neve all’interno delle nostre bevande del finissage, a modo di palla, come se si trattasse di un souvenir. 

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II. Dancing in the dark. L’altro lato del telefono.

Lo stesso entusiasmo c’era sempre dall’altra parte del telefono, anche se l’aeroporto era chiuso il team di lavoro è stato come sempre disponibile e aperto. 

Una volta passata la tempesta-inaugurazione ho trovato Valentina Lapolla su skype e senza renderci conto eravamo di nuovo a pensare ad un altro progetto per andare un altro passo avanti, fino a incrociare il percorso artistico di Valentina che ultimamente si è avvicinato al mondo della performance e della danza. Quest’ultimo interesse è nato grazie alla sua amicizia con Elisa Romagnani, danzatrice, coreografa e fondatrice del laboratorio di danza aliREmote, con cui è realizzata anche la performance Dancing in the dark di stasera, nella formazione Enrico L’Abbate, Claudia Mannelli, Elisa Romagnani. 

La performance nasce con il gusto di giocare a mettere insieme alcune suggestioni sparse e alcuni incontri. Il titolo della mostra e Salvador Dalì quando descrive “un uomo (che) fissa sognante un punto luminoso che prende per una stella…”; una canzone famosa presa alla lettera insieme ai ballerini di Jerome Bel che, nello spettacolo The show must go on, si attengono ai testi di note canzoni pop; il ritrovarsi di Valentina per le vacanze di Natale con Augusto Buzzegoli a spalare la neve davanti alla mostra e la sera dopo andare a vedere alcune performance in giro per Prato, con le idee che prendono vita e si chiariscono.

E infine la libertà di sperimentare e di potersi chiedere senza paura “Ma che succede se…” (se togliamo alla danza il piacere-trappola della seduzione visiva in una mostra di arti visive)? 

Si puo’ creare un nuovo ambiente? Un corpo a corpo dove si balla ormai dopo che la musica è finita, come un atto di ribellione, di ricerca in questo buio ottimista presente da quando abbiamo cominciato questo progetto.